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La raccolta del Mirto

 

raccogliere il mirto

Oggi ho trascorso una bellissima giornata  e voglio condividere con voi un po delle foto dei miei momenti.

Era da tanto tempo che mio marito mi chiedeva di fare il Mirto , è da piu o meno  Giugno che mi dice che lo vuole .

Spesso girando in macchina, facevamo le strade pian piano cercando di individuare una pianta , per andare a raccogliere quando fosse avvenuta la maturazione…ma io che ci andavo spessissimo ad una spiaggia di Civitavecchia, non ci avevo proprio mai fatto caso che li c’ era  una bellissima pianta di mirto, si vede che ero troppo distratta dall’acqua e dai bellissimi tramonti che ho visto in quella spiaggia!

Mio marito che qualche volta andava a fare immersioni con un suo amico sempre in quella spiaggia, si sono accorti che quella era una pianta di mirto …ieri il suo amico è passato li e ha raccolto un po di bacche, poi gli ha chiamato per dire che erano mature e quindi ci siamo andati  oggi pomeriggio a raccoglierle.

Appena   sono arrivata a casa ho lavato per bene le bacche e le ho messe a macerare nell alcool, fra un po di mesi vi farò vedere il liquore , nel frattempo scrivo questo post con le unghie e le mani tutte nere…e già non ho resistito alla tentazione e visto che le bacche erano tante, mi sono messa a fare la confettura di mirto 😉 ha un colore bellissimo ed è buona! Finisco questo post e vado a metterla nel vasetto sterilizzato.

Trascrivo qui qualcosina che ho trovato sulla raccolta  e se volete fare il mirto, cercate le piante, perché questo è il periodo giusto per raccoglierle.

Tradizionalmente la raccolta nella macchia è eseguita con la brucatura o con l’impiego di strumenti agevolatori (pettini forniti di contenitori per l’intercettazione), questi ultimi in grado di aumentare leggermente la capacità di lavoro. Una pratica sconsiderata è quella di tagliare i rami e lasciarli appassire per qualche giorno in modo da staccare le bacche con la semplice scrollatura. Questa tecnica è deprecabile a causa del grave impatto ambientale se ripetuta negli anni: in un impianto artificiale potrebbe essere giustificata per ridurre i costi della raccolta su grandi estensioni ma oltre ad offrire un’eventuale rischio di alternanza (non documentato), richiede maggiori oneri di fertilizzazione per garantire un’adeguata rigenerazione annuale della vegetazione ed evitare un eccessivo impoverimento del terreno.

Il Dipartimento di Ingegneria del Territorio Sezione Meccanizzazione ed Impiantistica dell’Università di Sassari sta sperimentato alcuni prototipi per un’eventuale meccanizzazione della raccolta mutuati da altri sistemi di raccolta adottati in olivicoltura o in viticoltura. Allo stato attuale le ipotesi più accreditate prevedono l’impiego di macchine scavallatrici che effettuano lo scuotimento o la pettinatura con intercettazione per mezzo di reti.

Le rese possono variare sensibilmente secondo le condizioni operative. Le rese effettive nella macchia dipendono dalle caratteristiche intrinseche dell’associazione floristica, con particolare riferimento alla percentuale di copertura del mirto, dall’andamento climatico della stagione, dalle condizioni pedologiche. Prove condotte dal Dipartimento di Economia e Sistemi Arborei dell’Università di Sassari e dal Centro Regionale Agrario Sperimentale della Sardegna in diverse stazioni dell’isola hanno rilevato rese variabili da poche decine di kg a massimi di 200 kg ad ettaro. Negli impianti intensivi la letteratura non ha ancora fornito indicazioni attendibili, ma le rese potrebbero attestarsi sull’ordine di 4-6 t ad ettaro in regime irriguo con investimenti di 3.000-3.500 piante.”

Per chi volesse sapere un po di più su questa meravigliosa pianta, cliccate qui e leggete qualcosina su wikipedia.

bacche di mirto selvatiche

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un commento:

  1. bella ricetta deve essere buonissimo

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